Intervista al pastore Paolo Giovannini


Tu sei nato nel 1937 e hai vissuto la Seconda Guerra mondiale, com’è stato? Come facevate tu e la tua famiglia, con tutto quello che succedeva intorno a voi, a mantenere la fede in Dio?

C’è da dire che io sono nato in una famiglia cristiana evangelica. Mio padre si è convertito nel 1930, quindi noi siamo stati educati sotto questa dottrina. Durante la guerra il nostro rifugio era il signore, anche se non avevamo fatto tutti una vera e propria esperienza. Nonostante i bombardamenti e le continue minacce da parte dei tedeschi, noi siamo sempre stati protetti da Dio. Casa nostra era diventata un posto sicuro per la gente del posto, tutti si sentivano protetti a casa nostra. Noi figli abbiamo sempre seguito le orme dei nostri genitori.

Ora vorrei soffermarmi sulla tua condizione familiare del tempo. La situazione di contorno era terribile, quel periodo è caratterizzato da una grande crisi, sotto tutti i punti di vista. Questa crisi è subentrata anche in famiglia? 

Noi, al contrario di molti altri bambini, non abbiamo sofferto la fame. Questo grazie a mia madre;  nonostante la paura si è sempre data da fare. Andava a lavorare al mercato, e poi portava a casa quello che guadagnava. Noi intanto dividevamo le faccende da svolgere in casa, ognuno si occupava di qualcosa. Ho sofferto invece, per la malvagità delle persone. Quelle circostanze erano un impedimento anche per noi bambini, che non potevamo uscire a giocare, se non dentro il nostro giardino.

Tu da giovane hai ovviamente affrontato momenti di difficoltà, proprio come succede a noi ora. E’ capitato a tutti di prendersela con Dio e fare cose sbagliate. Che consiglio daresti ai giovani d’oggi per affrontare i problemi?

Quello che dico ai ragazzi è questo : non vi dovete perdere d’animo, anche per le cose più difficili. Ci sarà sempre la possibilità di trovare conforto e aiuto da parte del signore. 

“Lascia tutto e seguimi.” , è ciò che Dio ti ha detto ad un certo punto. Dove hai trovato la forza per farlo? Non hai avuto paura dell’ignoto?

Io ho avuto una forte chiamata da parte di Dio. Se lui ti chiama a fare qualcosa, vuol dire che ti farà bene. In più al tempo facevo già il meccanico, quindi sapevo con certezza che se un domani avessi avuto bisogno di qualcosa per sostenermi, avrei potuto trovare lavoro in questo campo, anche se seguire il signore era la priorità. Prima di lasciare Roma ho fatto un patto con Dio : lui si sarebbe preso cura della mia famiglia, e lo ha fatto.  Fino ad ora non ho mai avuto problemi, lui mi ha nutrito, mi ha sempre procurato tutto ciò di cui avevo bisogno.

E’ stato difficle abituarsi a vivere qui? 

La cosa più difficile a cui abituarsi è stata l’assenza dei familiari. Eravamo solo io  mia moglie, senza niente, in un posto particolarmente ostile nei confronti dell’ evangelo. Ma grazie a Dio siamo comunque riusciti a realizzare quello che era il suo progetto.

Parlando invece di futuro, molti ragazzi, come me, stanno per intraprendere una carriera universitaria o lavorativa. La paura più grande è sicuramente quella di non riuscire a realizzare tutti gli obiettivi che si hanno in mente. Che cosa diresti ai giovani in questo caso? E quanto è importante la fede?

Parlare di fede è un po come fare un salto nel buio. E’ bello però, sapere che dietro questo buio c’è qualcuno che ti sostiene sempre. Se manca questa fiducia, il futuro può essere terribile. Gesù ha detto che gli ultimi tempi sarebbero stati molto difficili, questo periodo è più difficile di quello della guerra. Prima c’era almeno la speranza di una ricostruzione, cosa che oggi non esiste nel cuore dei giovani. Non guardate il futuro come una cosa oscura, perché se riponete fiducia nel Signore, lui vi sorregge. Prendete il Signore per la mano e camminate dietro di lui, non vi lascerà mai. 

Sin da ragazzino tu sei stato abituato ad essere un leader, come nell’officina che aiutavi a gestire. Ora però sei a capo di una cosa molto più grande e delicata, una chiesa è pur sempre formata da persone. Come ti senti sapendo di essere un punto fermo, un punto di riferimento per tutta questa gente? 

Per essere un punto fermo, mantengo innanzi tutto la mia fede nel Signore. Se un pastore vacilla, vacillano tutti. La Bibbia, il libro sacro, è sempre stata una guida essenziale.               Il mio desiderio è che tutti voi, specialmente i giovani, siate un punto di riferimento per gli altri, e per le vostre famiglie.

Un nuovo anno è appena iniziato, e tutti abbiamo fatto i famosi “propositi per l’anno”. Quali sono i tuoi obiettivi, i tuoi desideri per il 2019?


Mi piacerebbe formare un gruppo che possa starmi vicino, ho fatto mie le parole che Paolo scriveva a Timoteo. Timoteo era per lui come un vero discepolo, che impara dal maestro standogli vicino. Io sto cercando di vedere chi posso avere vicino, persone affamate di conoscere ed imparare. 

Martina Porto

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