Se c’è una costante nella mia vita, probabilmente, è proprio questa: la totale assenza di una reale costante . E mentre, per la maggior parte, questo appare come un difetto, devo riconoscere che, in verità, è proprio grazie a questo essere “(in)costante” che la mia vita ha assunto la sua forma. È per essa che in giornate apparentemente simili alle altre, mi ritrovavo a scegliere di passare da una città all'altra d’Italia, fino ad arrivare a rinnegare la mia fede e il mio Dio. Poi, per lo stesso effetto, mi sono trovato a decidere che il mio bene sarebbe stato proprio tornare a quella fede che rinnegavo, e al mio Dio . E, verosimilmente, anche quando la morte sembrava aver dato l’ultima definitiva svolta alla mia vita, la “(non) costante” ha preso il sopravvento, ribaltando nuovamente ogni circostanza, dovendo prendere atto della perdita di “una costante”. E, a quel punto della mia vita, quello che prima per me era logico, naturale...